"Uma criança é como o cristal e como a cera. Qualquer choque, por mais brando, a abala e comove, e a faz vibrar de molécula em molécula, de átomo em átomo; e qualquer impressão, boa ou má, nela se grava de modo profundo e indelével." (Olavo Bilac)

"Un bambino è come il cristallo e come la cera. Qualsiasi shock, per quanto morbido sia
lo scuote e lo smuove, vibra di molecola in molecola, di atomo in atomo, e qualsiasi impressione,
buona o cattiva, si registra in lui in modo profondo e indelebile." (Olavo Bilac, giornalista e poeta brasiliano)

In Italiano

Le nuove pubblicazione sono postate in fondo a questa pagina


Chi è Cintia Liana

Cintia Liana Reis de Silva è psicologa presso la PUC-Campinas (Brasile), costellatrice sistemica familiare presso l'Associazione Academia, Roma. È laureata anche in psicoterapia. Floriterapeuta dal 1992 (fiori di Bach, Australiani, Californiani e Saint Germain). È autrice di due libri. Vive e lavora in Italia dal 2010. È iscritta all'albo dell'Ordine degli Psicologi del Lazio. 

È diventata uno dei quattro psicologi più conosciuti in Brasile esperti di adozione, chiamata "Fata dell'adozione" dai media e dai genitori. Lavora con l'adozione e la valutazione psicologica dal 2002. 

Ha valutato centinaia di casi all'anno presso il Tribunale dell'Infanzia di Salvador, Bahia, fino al 2009, dove è stata nominata perito e coordinatrice del Servizio di Psicologia per 4 anni e più 4 come volontaria (negli anni precedenti). È venuta a vivere qui anche su invito di lavoro, per aiutare le coppie di italiani ad adottare i bambini brasiliani, per la credibilità ed il rispetto, che molto orgogliosamente ha acquistato, e per il lavoro che svolge con impegno nella causa dei bambini senza famiglia.

Si è laureata in Brasile nel 2000, presso la Pontificia Università Cattolica di Campinas, San Paolo, Brasile, una delle migliori Università del paese. È specialista in psicologia di coppia e famiglia presso la Facultà Ruy Barbosa. Lavora con la terapia sistemica familiare e la terapia analitica Junguiana. È coinvolta in temi sulla terapia olistica e transpersonale dal 1991.

Sviluppa gruppi dove stimola l'amicizia tra famiglie adottive, rinforzando così i rapporti di appoggio. È creatrice del gruppo di discussione "Psicologia e Adoção" su Yahoo!, esistente dal marzo 2007. Ha fatto parte della equipe che fondò il gruppo di lavoro di difesa dei diritti del bambino e dell'adolescente (GTDDCA) dell'ordine dei psicologi Regione Bahia/Sergipe (Brasile). 

Ha fatto decine di interviste su psicologia, adozione e famiglia su TV, giornali, riviste nazionali e locali e portali internet (Per vedere il clipping: http://psicologiaeadocao.blogspot.it/p/materias-com-cintia.html). È citata in diversi libri ed articoli sui mezzi di comunicazione ed anche in tesi accademiche a Brasile e Portogallo. Contribuisce in ricerche e tesi su temi legati all'adozione e la terapia di famiglia. 

Il suo blog www.psicologiaeadocao.blogspot.com riceve più di 20.000 visititori al mese.


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I libri di Cintia Liana

Filhos da Esperança, 2011
2ª Edizione in 2012

Fina Presença, 2012

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Foto: We Heart it

È una grossa incoerenza culturale: 
Il bimbo deve staccarsi dalla madre ancora neonato, 
ma poi, ai 40 anni, ancora abita e dipende da lei.
(Cintia Liana) 
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Foto: We Heart it

"Contrariamente a quello che si suppone, il bambino dovrebbe stare tra le braccia della mamma tutto il tempo, incluso, e sopratutto, quando dorme. La separazione fisica alla quale si sottopone la diade intorpidisce la fluidità dell'allattamento." 
(Laura Gutman, una delle più importanti psicologhe specializzate in maternità e neonatologia del mondo)
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"Quell'abbraccio negato"
L'importanza del contatto fisico tra mamma e bebé

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L'articolo sul Tre Periodico

Dalla Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva

La psicologia conferma quanto sia positivo, sano ed indicato che la mamma tenga il massimo tempo che può il neonato a contatto con il proprio corpo, per sentire il calore ed avere il suo sguardo. E la psicologia non è una fede, ma una scienza della mente, delle emozioni ed del comportamento umano.

I bimbi che hanno l’attenzione incondizionata restano svegli sul lettino molto più tranquilli e si addormentano da soli, invece quelli che non l’hanno possono diventare vittime della sensazione di panico e solitudine.



I bambini piccoli e la mamma sono un “corpo solo” anche dopo il parto, e saranno in “fusione emotiva” come dentro la pancia, per almeno i nove mesi successivi. Si tratta di un rapporto simbiotico, dove cercare il corpo della madre è una questione di istinto di sopravvivenza, una richiesta genuina ed autentica, che deve essere rispettata. Le teorie della terapia corporale e la psicologia dello sviluppo infantile lo spiegano bene. Nel mio primo libro, pubblicato in Brasile nel 2011 (Filhos da Esperança), approfondisco molto questi argomenti.



In più di 12 anni di esperienza professionale con le famiglie, gli adulti ed i bambini non ho mai osservato che l’eccesso di tenere tra le braccia i figli nei primi mesi di vita abbia fatto del male, mentre succede il contrario. L’indifferenza, l’abbandono, il lasciar piangere, oltre essere un abuso, formano adulti che credono che “il loro pianto” (i loro bisogni, le loro necessità) sia senza valore, immersi come sono in una cultura dove i bambini restano di più sul passeggino con l’errata idea di educarli ad essere autonomi fin da subito.



È provato che i neonati che hanno un contatto intimo con la pelle della mamma e la sua attenzione incondizionata saranno bambini più sviluppati nelle sfere emotiva, psicologica, intellettuale e fisica. Questo contatto intimo è importante anche per lo sviluppo degli organi interni; per l’apparato immunitario; per lo sviluppo dell’attaccamento sicuro descritto da John Bowlby; per una costruzione di un’identità matura; per l’allegria profonda; per la capacità di relazionarsi in maniera più piacevole con gli adulti; per la sensazione di appartenenza al mondo e per avere un rapporto più amorevole con i genitori, con se stessi e con la propria vita (BOADELLA apud SILVA, 2012). 



Le mamme che scambiano il pianto di un bebé per un capriccio o un vizio e provano ad “educarlo” sin dalle prime fasi della vita, creano un bambino che userà lo stesso meccanismo per relazionarsi con le persone e con se stesso; più saggio sarebbe riconoscere ed accettare le sue necessità per quello che sono. Quando i neonati piangono “senza un motivo apparente” esprimono quello che sente la mamma, pensa, ricorda, rifiuta, le sue ansie, la sua ombra ed il suo stato emotivo nascosto (GUTMAN, 2008). 



I bimbi sono “lo specchio” della mamma in virtù della condizione fusionale tra i due, per questo motivo lei deve cercare di stare bene con se stessa, indagarsi e questo significa anche prendere consapevolezza delle proprie emozioni; ecco perché é importante educare se stessi prima di avere figli. Riusciamo a capire e guardare l'altro solo quando riusciamo a capire e guardare noi stessi.



Non criticare, non giudicare, ma dare buoni esempi. Diffondere il pensiero scientifico e sostenere un discorso più maturo, intelligente e sensibile alle sfumature è più giusto. Così i bimbi soffriranno di meno e magari diventeranno adulti più sani. 



Tenete i vostri figli tra le braccia senza colpa, perché una mamma che lascia il figlio di pochi mesi che piange, pensando di educarlo, può significare resistenza ad amare, a donarsi, a responsabilizzarsi e ad impegnarsi veramente con quell’essere umano.

[La Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva è psicologa dal 2000 ed iscritta all’albo degli psicologi in Italia dal 2013. Laureata in psicoterapia in Brasile e specialista in psicologia di coppia e famiglia. È autrice di vari articoli, due libri, ha fatto decine di interviste ed è stata citata sulle riviste più importanti del Brasile, portali internet, giornali, TV, libri e sulle tesi accademiche in Brasile ed in Portogallo. Ha lavorato per la Senza Frontiere – ONLUS (www.adozionisenzafrontiere.org) fino a marzo 2014. Il suo blog riceve più di 20.000 visitatori al mese (www.psicologiaeadocao.blogspot.com). Contatto:: cintialrdesilva@yahoo.com.]



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"Non sono i dentini!" 
Perche i bambini sbavano 
e mettono le cose in boca


Foto: Elena Kalis

L'articolo sul Tre Periodico

Dalla Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva

Quando si parla di neonati, i luoghi comuni semplificano e banalizzano quello che passano, vivono e sentono in quei momenti così tanto importanti i nostri piccoli. Negli anni 20 del secolo scorso, Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, scrisse sulla fase orale, la prima fase dello sviluppo psicosessuale infantile, che va dalla nascita a circa il 18º mese di vita. In questa fase i bambini sbavano e hanno la necessità di mettere tutto in bocca e non per lo spuntare dei dentini. Mostrano questo travolgente desiderio di succhiare le loro manine, stringere le gengive, fare dei rumori con la bocca. Vogliono quello che noi mangiamo in quel momento per esempio, ma non per fame, ne sanno cos´è il cibo e ne lo associano con il riflesso di sazietà, per loro i piedi dei genitori o la chiave della macchina vanno bene lo stesso, devono scoprire cose nuove. Anche la fase della lallazione (la nascita del linguaggio attraverso la ripetizione di sillabe) e la nascita dei dentini fanno parte di questa fase orale.


Alcuni studiosi hanno verificato che già dal quarto mese di gravidanza i bimbi nella pancia succhiano il pollice con disinvoltura e con vigore con una media di 18 volte per ora.

La bocca è la prima zona erogena, ovvero, una zona di piacere. Questo fenomeno dell'oralità e la ricerca di contatto fisico e calore fanno cercare il seno della madre sin dalla nascita, questa ricerca del seno è già la fase orale in azione, dove tutto il contatto di piacere del bimbo con il mondo è attraverso la bocca, le labbra, la lingua, le gengive ed è associato all’alimentazione. Dunque mentre è alimentato il bambino è anche confortato, coccolato, accarezzato. Quando il bambino ingerisce un alimento ha la sensazione di incorporarlo, ed è anche così con il seno materno, è come se lui “incorporasse” la mamma, rinforzando il sentimento di essere ancora fisicamente legato a lei nei primi due anni di vita.
È attraverso la bocca che il bambino ha la maggiore percezione dell’ambiente, saliva di desiderio quando vede un oggetto che gli interessa assaggiare, per avere un'esperienza in 4D, mentre le terminazioni nervose aiutano a capire quello che morde. I bambini hanno bisogno del seno della mamma per addormentarsi, è normale e sano in questa fase, se non è possibile avere il seno si può usare il ciuccio, che non è negativo, anzi, è un buon oggetto transizionale.


Un bambino allattato al seno sufficientemente, cioè, fino a circa 2 anni di età (come indica l’Organizzazione Mondiale della Sanità), avrà maggiori possibilità di rinforzare aspetti come la sicurezza e serenità. Per vari motivi lo svezzamento deve iniziare molto delicatamente al 6º mese, con attenzione e pazienza, valorizzando sempre il latte materno, che deve continuare a essere l’alimento principale.

Il conflitto proprio della fase orale è lo svezzamento, che può generare riflessi come mancanza di appetito, vomito, abitudine di digrignare i denti ed inibizioni del linguaggio. L’insoddisfazione dei conflitti orali possono essere trovati in adulti che mangiano troppo, nei fumatori o in personalità come gli avidi, i dipendenti, gli intolleranti, gli agitati.

Comprendere e soddisfare la voglia di mettere alcune cose in bocca è essenziale per il bambino, in modo che lui possa sentire il piacere di scoprire un po' di più del mondo che lo circonda, il mondo di cui fa parte. Dopo vengono la fase anale (18 a 36 mesi circa), la fase fallica (3 a 6 anni circa), la fase di latenza (dai 6 anni al’inizio della pubertà) e la fase genitale (dall’inizio della pubertà e va per tutta la vita).


Ricordando che educare nei primi anni, va molto oltre stabilire delle regole e disciplina, è sopratutto rispettare il bambino e dare buoni esempi di etica, onestà e coerenza e non mettersi in competizione con lui. Solo un bambino che ha provato la sensazione di rispetto, accoglienza, accettazione e tolleranza sarà naturalmente capace di esercitare questi sentimenti con gli altri.

Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva


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“Cosa ci dicono le malattie”
Le malattie fisiche ed il loro rapporto con 

lo stato emotivo del bambino e dell’adulto

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L'articolo sul Tre Periodico


Dalla Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva



Un bambino è come il cristallo e come la cera. Qualsiasi shock, per quanto morbido sia lo scuote e lo smuove, vibra di molecola in molecola, di atomo in atomo, e qualsiasi impressione, buona o cattiva, si registra in lui in modo profondo e indelebile." (Olavo Bilac, giornalista e poeta brasiliano) 



Chi si prepara per essere genitore? Chi fa una psicoterapia prima di costruire una famiglia? Le difficoltà esistenziali inconsce passano dai genitori alla vita di coppia ed ai figli, e come migliorare le future generazioni se i genitori non hanno la consapevolezza di ciò che non funziona nella vita della loro famiglia e nella propria?



Gli psicologi di tutto il mondo, esperti dello sviluppo infantile, sanno che è nella primissima infanzia che nascono le nevrosi e psicosi nel rapporto con i genitori, e questi problemi di solito compaiono nella età prescolare con l'inizio della vita sociale al di fuori della famiglia.



I bambini “sentono” ciò che non è detto in famiglia e tutto ciò che non viene soddisfatto nell’infanzia rimane sospeso nel futuro.



Ciò che può sembrare a noi adulti un semplice cambiamento può essere per lui un piccolo trauma ed il modo di comunicare i sentimenti è proprio la produzione di un sintomo fisico o un comportamento disfunzionale.



La disciplina psicosomatica mostra che la malattia fisica indica uno stato emotivo alterato: il corpo è visto come un ampliamento della mente e l'immunità fisica dipende anche dallo stato emotivo dell'essere umano. Come sostenne Iipocrate più di 2400 anni fa (e più tardi Freud), la scienza studia come gli organi, sistemi e apparati soffrono alterazioni dipendenti dalle emozioni e dai pensieri che abbiamo, ad esempio il fatto che l’ansia e la paura, di fronte a un evento futuro ed il rammarico di un evento passato, possa causare un’alterazione fisica come un quadro febbrile senza cause organiche o spiegazione medica, oppure la sterilità in alcune donne (in questo caso la terapia familiare dimostra che può essere legata al rapporto irrisolto con la propria madre).



Ogni bambino reagisce agli eventi che vive al modo suo ma, per esempio, spesso presentano dei problemi respiratori come l'asma, la polmonite, la bronchite, il pianto, i colpi di tosse, ecc, dopo aver sperimentato sentimenti di tristezza, paura, abbandono e carenza affettiva, infatti le malattie hanno i loro fattori correlati a predisposizione sia genetica che ambientale, ma anche i fattori psicologici sono ugualmente importanti, ed eventi vissuti come traumatici come il ritorno della madre al lavoro, inizio della vita prescolastica, la separazione o una crisi tra i genitori, padre assente nell’educazione, madre prepotente, crisi economica che colpisce la famiglia, ecc, possono essere fattori scatenanti una patologia somatica nel bimbo.



Il bambino non sa metacomunicare, cioè, dire ciò che non va nella comunicazione tra lui e i suoi genitori, quindi inconsapevolmente crea delle situazioni o dei sintomi che letteralmente “mostrano” il problema emotivo e quando la medicina considera solo la malattia, è come se lo obbligasse al silenzio.



Le malattie ed i quadri sintomatici infantili (e non solo) dovrebbero essere trattati da una equipe interdisciplinare di psicologo e pediatra, solo così si potrebbe avere un trattamento più completo e sano, salvaguardando il fisico e lo stato mentale-emozionale, ma purtroppo il nostro sistema sanitario lo provvede raramente. Abbiamo anche altre discipline come la floriterapia, la naturopatia, l’omeopatia, la medicina ortomolecolare, che sono importantissime, soprattutto per la prevenzione. In California stanno programmando di inserire le medicine alternative nel SSN in quanto chi ne fa uso si evita l’ospedale nel 40% dei casi, un bel risparmio, no?



La psicologia è una scienza magnanima, perché tratta tutte le persone indiscriminatamente, sia quella con piccoli sia quella con gravi disagi interiori. E chi dunque ne beneficierà se non tutta la famiglia?



Dalla Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva
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"Quando inizia la vita socio-scolastica del bambino"
Informazioni senza luoghi comuni

We Heart it

Dalla Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva

Ho già spiegato perché i bambini piccoli dovrebbero stare il massimo di tempo possibile tra le braccia della propria madre e in questo altro testo spiego perché l'affermazione "i bambini devono andare presto all'asilo per socializzar" c'è un altro grave errore.

Quando si parla del modo di educare i bambini, i luoghi comuni sono padroni dell'argomento. Assistiamo a frasi crudeli ed irrispettose nei confronti della salute mentale dei piccoli e spesso per un ragionamento semplicistico di ció che è giusto per la società sia un bene per noi. Ma sarà che nessuno si chiede perché la nostra società crea adulti sempre più infelici? 

Dobbiamo smettere di ripetere, per esempio, che i bambini sono viziati e capricciosi, è il loro modo di scoprire il mondo, avere dei propri desideri e stanno imparando a confrontarsi con essi. Dobbiamo fidarci di più nella natura umana, criticare di meno e capire di più. Questo testo è un invito ad un atteggiamento di ascolto e apertura nei confronti dei bambini.

È naturale che una madre provi fastidio alla domanda frequente se il figlio di 1, 2 anni vada all'asilo. Ci si chiede perché un bimbo di un anno dovrebbe andare all'asilo senza la necessità. Ogni giorno i bambini si allontanano quanto prima dalla famiglia, anche quando sono ancora bimbi, ossia, prima dei due anni di età. Ma perché negare questo contatto con la mamma così vitale per la formazione di un adulto sicuro e felice? Ignoranza, paura, necessità. Perché non evitare l'angoscia di separazione, che si manifesta prima dei 3 anni? Naturalmente ogni bambino si plasma in base alle esigenze dei genitori, a causa del lavoro o anche perché desiderano avere più tempo per loro, ma è giusto che la società imponga un bambino ad andare all'asilo prima dei 2 o 3 anni senza la minima necessità o desiderio da parte della madre? È una grossa incoerenza culturale di oggi: Il bimbo deve staccarsi dalla madre ancora in fasce, ma poi, ai 40 anni, vive ancora in casa e dipende da lei!

Questa credenza della necessità dell'asilo deriva anche dal pensiero erroneo che i bambini hanno bisogno di socializzare il più presto possibile, anche quando hanno una madre che può spendere tutto il tempo con loro e può portarli a giocare con gli altri bambini. Il nido è un alternativa e non l'ideale. Ideale invece sarebbe avere contatto intenso con la famiglia, con gli amici, con la natura, con gli animali, ecc. Una pianta ha bisogno di terra per crescere, così come un bambino ha bisogno di stare il massimo di tempo possibile con la madre, con i genitori nei primi anni di vita per essere un adulto sicuro e felice. Ciò è dimostrato scientificamente (John Bowlby, Murray Bowen, Gabbard, etc.).

Qualunque genitore sa che quando i bambini iniziano la loro vita scolastica, cominciano ad ammalarsi, e non solo dai virus. Si ammalano perché scatenano le prime nevrosi che il contatto sociale "imposto" produce e perché la separazione prematura e precoce della madre, li rende emotivamente fragili, quindi, con il sistema immunitario più incline a prendere virus, si ammalano, anche in gruppi: potremmo vederla come una specie di "isteria collettiva". Questo intenso contatto sociale mette a rischio la costruzione di una base sicura, poiché non ha ancora completato il ciclo di relazione di attaccamento e di fiducia con i genitori, secondo la teoria dell'attaccamento di John Bowlby. Questo periodo della vita di un bambino deve essere dedicato a costruire legami affettivi solidi. Andare al nido non è necessario per crescere bene semplicemente perché non sono maturi. Non hanno una struttura psiconeurologica sufficientemente matura per relazionarsi con gli altri bambini, senza la supervisione di una figura significativa di autorità che li sostenga emotivamente. 

Quando per esempio entrano nelle fasi di scoperta della "possessività" (il periodo dell' "é mio!") e si confrontano con altri bambini che si trovano nella stessa fase, nascono i conflitti, le frustrazioni e le nevrosi, diventano più aggressivi ed antisociali, ossia, l'effetto è contrario di quello che si spera. Il percorso consigliabile è esattamente l'opposto di ciò che l'opinione comune chiede, poiché mettersi a competere porta ad esperire frustrazione e stress troppo presto e "tutto ciò che non viene soddisfatto nell'infanzia rimane in sospeso nel futuro". (Gutman)

Lasciare che il bambino sia sostenuto nel contesto familiare e provi le sensazioni di appartenenza crea alleanze positive e fa un adulto più autonomo. 


Dobbiamo dare tempo ai bambini ed accettare i loro ritmi! Abbiamo bisogno di capirli e rispettarli in modo che imparino a rispettare gli altri, per creare un mondo migliore, con persone meno invidiose, autoritarie, competitive ed infelici.



Questo approccio alla società prematuro porta spesso i genitori a difendere le loro scelte incentivando questa prassi anche ad altri per esorcizzare un senso di colpa in fondo al loro cuore. Questo può far soffrire un bambino le scelte incaute di una madre insicura che va a seguire i consigli erronei di chi deve giustificare le proprie scelte. Ma ognuno fa quello che sente e quello che può, deve essere responsabile delle proprie scelte e rispettare quelle degli altri.



Cerchiamo di ragionare: la frase "i bambini devono stare con i bambini" (fino ai 3 anni e mezzo) non ha alcun fondamento scientifico psicologico: la sicurezza per i bambini sono i genitori, il resto è illusione. Ed i bambini non socializzano solo a scuola, ci sono altri ambienti: in famiglia, con i cugini, con nonni e zii, tra famiglie, nel parco giochi, al nuoto, etc.


Se il bambino è rispettato nelle loro paure ed ansie, senza critiche e giudizi, con genitori che alimentano l'autoconoscenza per maturare con onestà, con un coinvolgimento emotivo nutriente, lui sarà felice, si sentirà bene e sicuro e questo è più importante per un sano sviluppo bio-psico-socio-emozionale. Il bambino viene educato e non ammaestrato.

Seguite la corrente opposta a questa cultura che rende il bambino soffrente, che non rispetta né riconosce i diritti fondamentali dell'infanzia. Purtroppo, essere madre oggi è anche soffrire pregiudizi e combattere i luoghi comuni, ma è soprattutto imparare a superarli per il bene del proprio bambino. Allattare fino a 2 anni come indica l'OMS, seguire il proprio cuore, seguire il corso opposto del pregiudizio e dell'ignoranza, riconoscere a se stessi sia la parte di luce che quella di ombra, consultare sempre uno psicologo per rispondere ai dubbi sulla mente, emozioni, comportamenti e non solo il pediatra (che è ben preparato solo nella parte fisica) e date il tutto il vostro amore.

Dalla Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva

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Cintia Liana citata sul sito Italiano O L'Indro.
Per leggere materia completa: 
http://www.lindro.it/brasile-a-picco-le-adozioni-internazionali/



Cintia Liana citata sul sito Italiano O L'Indro.
Per leggere materia completa: 
http://www.lindro.it/brasile-a-picco-le-adozioni-internazionali/
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Epifanie adottive
e le adozione per coppie omosessuali in Italia

We Heart it

Dalla Dott.ssa Cintia Liana Reis de Silva

In questo periodo molto si parla in Italia sul matrimonio omosessuale e si dibatte sui possibili risvolti che le unioni civili potrebbero creare nel nostro tessuto sociale, in particolare sulla possibilità di adottare e per questo ho sentito il bisogno di contribuire attraverso questa riflessione. Lavoro con l'adozione e la valutazione psicologica da più di 14 anni. Ho valutato centinaia di casi all'anno presso il Tribunale dell'Infanzia di Salvador, Bahia, fino al 2009. Uno dei miei libri pubblicati in Brasile nel 2011 parla degli aspetti psicologici della costruzione della famiglia attraverso l'adozione. Ho scritto decine di testi pubblicati sull'adozione e sulla psicologia di famiglia, sono una ricercatrice. Sono diventata uno dei quattro psicologi più conosciuti in Brasile esperti di adozione, chiamata "Fata dell'adozione" dai media e dai genitori. Vivo in Italia per amore e non per necessità e sono venuta a vivere qui anche su invito di lavoro, per aiutare le coppie di italiani ad adottare i bambini brasiliani, per la mia credibilità e rispetto, che molto orgogliosamente ho acquistato, e per il lavoro che svolgo con impegno nella causa dei bambini senza famiglia. In questo momento in cui si discute in Italia del matrimonio gay, di fronte alle paure riguardo alle possibilità di adozione per le coppie omosessuali, voglio dire che sono contro all'ignoranza e l'ottusità. La conoscenza e l'amore possono salvare il mondo. 
Ho conosciuto per motivi professionali ed ho amicizia con famiglie composte da due papà e due mamme, fatte d'amore, rispetto e molta dignità. Un figlio adottato da coppie omosessuali non diventa a sua volta gay o è infelice per questo. È il pregiudizio che fa soffrire e non possiamo piegarci davanti ai pregiudizi ma educare chi ancora non accetta la necessità di crescere e di rispettare.
Ci sono figli biologici che crescono bene anche con solo una mamma o un papà single e, dello stesso modo, possono crescere con un genitore adottivo single o con due papà o due mamme e, naturalmente, eleggerà al di fuori del sotto sistema coniugale, composto dai suoi genitori adottivi, un'altra figura sostitutiva del genere sessuale opposto a quello suoi due genitori, che sia anche di riferimento, che può essere uno zio o una zia, un nonno o una nonna, o anche un amico o una amica molto vicina della famiglia, avendo così una vita sana e crescendo molto bene se fa parte di una famiglia armoniosa, con genitori maturi, e questo non è legato all'orientamento sessuale. È bene sapere che chi adotta deve passare per un processo che valuta la persona in tutti i sensi e se psicologicamente equilibrato, capace di far crescere ed educare bene un bambino e l'orientamento sessuale non è indicativo poiché i criteri di valutazione vertono sul rapporto con se stesso e con la vita e se il desiderio di adottare è basato su una volontà genuina di avere un figlio e non per altro scopo occulto o patologico.
È paradossale ed incoerente, in un paese dove l'aborto è legale (con alcune restrizioni) - una pratica che molte altre nazioni vivono culturalmente come mostruosa - che si ipotizzino fantasie terribili sull'adozione delle coppie omosessuali, senza conoscere alcuno che viva questa realtà. Mi chiedo se chi si preoccupa veramente dei bambini senza una famiglia, abbia mai fatto una visita ad un orfanatrofio o ad una casa famiglia e abbia mai dato attenzione o sostegno affettivo ai bambini che ci vivono. 
Ci sono tante famiglie di genitori eterosessuali che vivono in vere e proprie "guerre familiari", fatte di tradimenti, bugie e segreti, con genitori deboli o autoritari, disonesti, invadenti, iperprotettivi, con valori erroneamente ritenuti etici, che ripetono i modelli familiari intergenerazionali malati e creano figli squilibrati, depressi, infelici, ribelli disfunzionali, che hanno un pessimo rapporto con se stessi e con gli altri, che mettono al mondo altri figli ancora più infelici e poi ci si permette di esprimere pensieri pieni di preconcetti magari senza mai aver letto nulla al riguardo, senza informarsi da fonti scientifiche ed obbiettive, parlando degli omosessuali come se non fossero umani, come se l'omosessualità fosse una malattia. Ci sono persone che non vogliono crescere, cambiare, e si riconoscono invece nelle credenze religiose, familiari e mediatiche più egoistiche. Famiglie composte da persone che credono che cercare uno psicologo non è una necessità intelligente per conoscere se stessi e migliorare il rapporto con la propria vita e con il mondo, ma sia l'ultima possibilità, o addirittura un alternativa per i "pazzi".
Dobbiamo andare avanti su quello che è giusto. Teniamo presente, per esempio, che prima del il 1 febbraio del 1945 le donne in Italia non potevano votare, ma da questa data la Costituzione garantisce l’uguaglianza formale fra i due sessi e adesso le donne possono essere anche presidenti di uno Stato. Quindi, come possiamo proprio noi donne essere contro l'adozione delle coppie omosessuali? La società deve maturare ed evolvere solo per alcuni o per tutti gli individui?
Siamo un po' meno egoisti, guardiamo oltre il nostro naso, dobbiamo approfittare di questo momento per esigere una riforma generale nel campo dell'adozione, c'è bisogno di una grande sensibilizzazione per le adozione necessarie (di bambini oltre i 3 anni, inter-raziale, di gruppi di fratelli, di bambini diversamente abili, ecc), perché esiste una realtà troppo drammatica ed invisibile ai nostri occhi, ci sono 168 milioni di bambini abbandonati, come spiega il presidente dell'Ai. Bi. Marco Griffini su un articolo sul sito "La Repubblica", scritto da Sara Ficocelli, il 19 dicembre 2012. Per capire, "bisogna immaginare di metterli in fila indiana, vicini vicini, uno dietro l'altro: la striscia umana che formano fa il giro del mondo, è lunga come la circonferenza della terra". Questi bambini sono all'ultimo grado di impotenza, vivono una realtà di infelicità, di abbandono ed insicurezza. Ci sono piccoli (0-3 anni), ma la maggioranza è più grande e vogliono soltanto amore, genitori, sicurezza affettiva ed educazione, indipendentemente dall'orientamento sessuale dei futuri genitori, anche perché loro sono stati abbandonati dai loro genitori eterosessuali. Quindi, quando manifestano contro l'adozione per le coppie gay, oltre essere contro i gay, sono anche contro i bambini orfani. Come dice Lidia Weber in una delle sue frasi, le future famiglie adottive vogliano credere che "la storia è più forte dell'eredità, che l'amore è più forte del destino".
Ho una responsabilità, sono una formatrice di opinione e non posso essere una falsa moralista, mediocre ed ipocrita, sono una militante, un'attivista e mi spiace che ancora "siamo nella preistoria della mente umana, e questa è una visione molto ottimista", come ha detto Edgar Morin. Ma non voglio essere una vittima della storia, voglio partecipare nella storia, e tu? Si felice e lascia l'altro esserlo. Non abbiamo bisogno di essere omosessuali, neri, diversamente abili, anziani, poveri, stranieri e bambini per lottare a favore dei loro diritti, basta essere umani e avere un atteggiamento adottivo, ossia, un cuore che adotta.

[Cintia Liana Reis de Silva è una psicologa e psicoterapeuta brasiliana, è mamma e sposata con un psicologo italiano. Vive e lavora in Italia dal 2010. Il suo blog www.psicologiaeadocao.blogspot.com riceve più de 20.000 visitatori al mese. È stata nominata perito nel Tribunale dei Minori di Salvador e coordinatrice del Servizio di Psicologia per 4 anni e più 4 come volontaria. Sviluppa gruppi dove stimola l'amicizia tra famiglie adottive, rinforzando così i rapporti di appoggio. Ha fatto parte della equipe che fondò il gruppo di lavoro di difesa dei diritti del bambino e dell'adolescente (GTDDCA) dell'ordine dei psicologi Regione Bahia/Sergipe (Brasile). Ha fatto decine di interviste su psicologia, adozione e famiglia su TV, giornali, riviste nazionali e locali e portali internet. È citata in diversi libri ed articoli sui mezzi di comunicazione ed anche in tesi accademiche a Brasile e Portogallo. Contribuisce in ricerche e tesi su temi legati all'adozione e alla psicologia de famiglia.]

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Hai deciso di lasciar piangere il tuo bambino? Ecco cosa succede nel suo corpo

Getty Images/Stockphoto


L'Huffington Post  |  Di Gina Louisa Metzler
Pubblicato: 18/04/2016 15:39 CEST Aggiornato: 18/04/2016 15:40 CEST

Molti genitori credono che sia utile lasciar piangere il proprio bambino. Secondo un’opinione molto diffusa pochi minuti di lacrime non faranno male al piccolo, anzi lo aiuteranno a ritrovare da solo calma e sonno.
Così, la tecnica di “attesa progressiva” (conosciuta anche come “metodo 5-10-15”) sviluppata dal dottor Richard Ferber, neurologo e pediatra dell’Università di Harvard e presso l’ospedale pediatrico di Boston, è ancora utilizzata oggi dai genitori di tutto il mondo.
Tuttavia, quasi nessuno sa davvero cosa succede nei bambini quando continuano a piangere. Le conseguenze fisiche e psicologiche potrebbero influenzarli per tutta la vita. Quando un bambino piange senza essere rassicurato dai genitori, il suo livello di stress aumenta. Con le sue grida vuol comunicare qualcosa: forse ha fame, avverte dei dolori o semplicemente ha bisogno di compagnia. Il bebè dipende totalmente dai genitori e non può occuparsene da solo.
Se il suo appello resta inascoltato, il corpo viene inondato da ormoni dello stress. Col tempo, questo può danneggiare il sistema nervoso centrale. Possono risentirne anche la crescita e la capacità di apprendimento.
In un’intervista a Süddeutsche Zeitung (o SZ, il quotidiano principale della Germania del sud), Karl Heinrich Brisch, primario di medicina psicosomatica presso l’ospedale pediatrico dell’Università di Monaco, spiega che i neonati, quando lasciati piangere dai genitori, “apprendono molto presto ad attivare nel cervello un piano di emergenza, molto simili al riflesso di tanatosi osservato negli animali quando sono in pericolo di vita, che consiste nel simulare la morte”. Il loro sviluppo cerebrale viene colpito e i piccoli imparano ad adattarsi allo stress.

“I bambini hanno paura della morte”
Anche la psicologa Katharina Saalfrank, che deve la sua fama alla trasmissione Super Nanny, parla di “paura della morte”. Per questo motivo, nel 2013, si è espressa a proposito di questo metodo tanto contestato: “I bambini hanno paura della morte, ogni secondo che passa”.
Fabienne Becker-Stoll, direttrice dell’Istituto di Pedagogia infantile della Baviera, ha dichiarato a SZ: “I bambini hanno bisogno di calore fisico su cui poter contare, al fine di soddisfare i loro bisogni psicologici elementari e di far diminuire lo stress. È solo in questo modo che possono costruire un legame saldo con i genitori e poi con le persone intorno a loro”.

Conseguenze psicologiche che si manifestano in età adulta.
I bimbi lasciati piangere possono restare traumatizzati. Il mancato intervento dei genitori significa: “Puoi piangere quanto vuoi, nessuno verrà ad aiutarti”. Questo si traduce spesso in problemi affettivi, che non costituiscono l’unica conseguenza. Potrebbero manifestarsi anche problemi d’insonnia, ansia, problemi di dipendenze e sintomi depressivi.

Lasciar piangere i bambini non ha alcun valore pedagogico.
I genitori che non reagiscono subito ai segnali lanciati dai propri figli non fanno bene a nessuno: né a loro stessi, né al piccolo. Il metodo dell’”attesa progressiva” non ha alcuna validità pedagogica, perché i neonati hanno una percezione del tempo completamente diversa dalla nostra. Non sanno se hanno pianto per cinque o dieci minuti e non sono in grado di trarre conclusioni.
È risaputo che i bambini piangono molto di più quando vengono ignorati. Dei ricercatori britannici hanno dimostrato che i neonati le cui necessità vengono regolarmente soddisfatte, piangono molto meno dei bimbi che ricevono meno attenzioni.

Il segreto del successo: tantissime coccole!
Alcuni studi hanno inoltre dimostrato che il contatto affettuoso e sollecito porta benefici in fase di sviluppo.
Alcuni scienziati dell’Università di Notre-Dame, negli Stati Uniti, hanno riscontrato che i soggetti che sono stati più accuditi e coccolati durante i primi mesi di vita, senza essere lasciati soli per molto tempo, se la sono cavata molto meglio in età adulta.
Questi adulti, tra i 600 sottoposti al test, godevano di salute migliore, avevano meno tendenze depressive, erano dotati di una maggiore capacità di empatia ed erano sensibilmente più produttivi rispetto a chi aveva ricevuto meno attenzioni durante l’infanzia.
Il miglior consiglio per i genitori? Ascoltate il vostro istinto. Rispondere alle grida e al pianto dei propri figli è una reazione perfettamente naturale. Pertanto, è logico pensare che si tratti anche della reazione più giusta.
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su Huffington Post Germania ed stato tradotto da Milena Sanfilippo.

http://www.huffingtonpost.it/2016/04/18/hai-deciso-di-lasciar-piangere-bambino_n_9719302.html

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